Kevin Prince Boateng: "a Monza giochiamo sempre per vincere"

Il numero 7 biancorosso si è raccontato parlando di calcio e non solo: famiglia, passato, futuro e passioni nell'intervista sul profilo twitter del Monza e della Lega B.

 

 

Una chiacchierata semplice, spontanea ma ricchissima di contenuti e mai banale. Proprio come lui. Kevin Prince Boateng oggi è stato intervistato sui social del Monza e della Lega B e ha parlato della sua nuova avventura in Brianza, passando per la sua analisi del campionato e finendo raccontando aspirazioni e sogni per il suo futuro dopo il calcio.

Il numero 7 del Monza, ieri impegnato nel match casalingo con il L.R. Vicenza, ha subito fatto capire di che pasta è fatto: “non sono contento perché ieri non abbiamo vinto. Noi vogliamo sempre fare bene e giochiamo sempre per vincere”. Insomma, lo spirito del campione. Lo sa bene Adriano Galliani che lo ha voluto fortemente in Brianza: “mi chiamava ogni giorno, mi dedicava le canzoni. Mi ha corteggiato, sa come sono fatto, sa che sono un uomo di cuore e mi ha convinto”.

Una storia nata quindi in estate e che vuole lasciare un segno importante in un campionato imprevedibile e bello come la Serie BKT. Già, la B. Siamo all’incirca ad un quarto del torneo cadetto ma Prince ha già le idee chiare: “la B non è facile per nessuno. Non ci sono partite facili e non ci sono risultati scontati. Poi contro il Monza tutti fanno la partita della vita, sanno che abbiamo qualità e ci vogliono rendere difficile la vita”. Un campionato in cui le stelle non mancano, anche in panchina. Su quella biancorossa siede Cristian Brocchi, sfidato in passato proprio da Boateng: “non è una cosa insolita, ci siamo affrontati ma per me è il mister e così lo chiamo. Il rispetto viene prima di tutto e tra di noi ce n’è tantissimo”. Però comunque emozionante. Così come ritrovare, su una panchina avversaria, un leader come Alessandro Nesta, peraltro compagno in rossonero: “con lui è stato speciale. Per me è un allenatore troppo figo, è stato emozionante ritrovarlo”.

Ecco allora un salto nel passato, nella straordinaria carriera di Boateng: Milan, con il gol da sogno che tutti ricordano al Barcellona (“e lo ricordavano bene anche lì, quando sono andato in Catalogna infatti nel video della mia presentazione lo hanno messo, con la speranza di farli gioire più di quanto li avessi fatti piangere…”) fino all’esperienza al Las Palmas (“un momento in cui mi serviva una pausa per ricaricare le pile”).

Poi il ritorno in Italia, perché “in Italia si sta bene, non solo per il cibo”. E Monza è una delle città più affascinanti d’Italia, simbolo della territorialità e della bellezza della Serie BKT e del nostro Paese. Ma c’è un piccolo cruccio: “non averla vista con la gente in giro, non aver visto i tanti tifosi allo stadio. Purtroppo questa situazione ci ha fatto perdere il rapporto con la quotidianità ma speriamo possa passare presto e sono certo che sarà bellissimo tornare ad abbracciarci e riprendere le vite di sempre”.

E allora si vive di più la squadra, con i tanti allenamenti, e la famiglia. Pochi giorni fa proprio il figlio Maddox ha seguitò Prince durante gli allenamenti, scoprendosi un vero talento, certificato anche dal papà: “per l’età che ha è più forte di me. Io all’età sua non calciavo così bene. Per me può scegliere la vita che vuole, può fare quello che vuole ma si sveglia già con la palla e ha sempre quello in testa”. A proposito di squadra, i talenti nel Monza non mancano ma uno ha colpito Prince: “Colpani ha tanta qualità, ma deve crescere in fretta visto che nel calcio di oggi si tende a non aspettare troppo i giovani. Le capacità le ha tutte, ma in generale tutti i miei compagni sono fortissimi”.

Calcio ma non solo. Boateng è un “Prince” anche fuori, con la sua passione per la musica, “che però è solo una passione, una cosa che volevo provare, ma non diventerà un lavoro” e con gli aspetti caratteriali su cui deve lavorare perché Boateng è una persona carismatica, gentile, educata, passionale ma anche “poco paziente. Ecco quello è un mio difetto, non so aspettare, infatti non potrei fare l’allenatore per questo. Se la mia squadra andasse male nei primi 20 minuti finirei i cambi a disposizione”. Un attestato di stima insomma per un campione che sa mettersi in gioco e che è sempre onesto anche quando c’è da fare autocritica.

Poi, inevitabile, il ricordo di Diego Armando Maradona: “ho letto una frase che per me è emblematica. Non dobbiamo pensare a cosa ha fatto Maradona per se stesso ma cosa ha fatto per gli altri. Ha fatto tanto. È stato il numero uno in campo ma è stato ancor di più fenomenale fuori. Perché non ho mai sentito un compagno lamentarsi, ho sempre avuto notizie di gesti fuori dal comune. Si è parlato tanto di lui, nel bene e nel male, ma noi dobbiamo ricordare come abbia influenzato le nostre vite. Lo ha fatto e lo farà sempre”.

Non potevano mancare le domande dei tifosi, al netto di quella, gettonatissima, di tantissimi supporter che chiedevano il perché Boateng non avesse scelto i colori della propria squadra del cuore. “Ghalu” ha chiesto “con quale compagno ti sei trovato meglio nel corso della tua carriera”?. Risposta non facile: “ho girato tante squadre, è uno dei pro e dei contro di questo sport. Diciamo che ho legato quasi sempre con tutti ma quello con cui mi sono trovato meglio è forse Rakitic”.

Poi “sorry luca”: “il gol che hai sempre sognato di realizzare? Come e a chi?”. Anche qui la risposta è onesta e inappuntabile: “ho fatto gol in tutte le competizioni in cui ho giocato, diciamo che i gol che ho sognato li ho realizzati, sarei folle a sognare qualcosa di diverso. Non ci sono squadre particolari a cui sogno di far gol, per uno come me l’importante è segnare e farlo per aiutare la squadra”. Sempre sul tema la richiesta di “luma_maine” che chiedeva quale fosse l’esultanza di Boateng e l’eventuale significato. Il pensiero di Prince va alle capriole ma con l’età ha dovuto optare per qualcosa di più tranquillo: “l’ultima volta che l’ho fatta ero al Beşiktaş e ho capito che forse era meglio smettere. Adesso festeggio mimando la M di mio figlio Maddox”.

Il finale è dedicato al futuro e alle tante battaglie di Boateng: “quando smetterò proverò ad aiutare gli altri calciatori, per evitare che commettano gli errori che ho commesso io. Non so quale possa essere il ruolo, se procuratore, agente, non lo so. So che voglio dare una mano agli altri”. E uno come Boateng è sempre in prima linea, come per la lotta alrazzismo: “non si finisce mai, non si va mai a dormire in quella sfida perchè c’è tanto da fare per rendere questo mondo un po’ migliore”.

Onesto, schietto, fuori dagli schemi. Un campione insomma: ecco il ritratto di Kevin Prince Boateng.

 

 

 

 

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