Il modello vincente del Südtirol

Dopo 12 anni consecutivi di C, ha ottenuto la prima storica promozione in Serie BKT il 24 aprile 2022

 

 

L’unicità della promozione del Südtirol diviene ancor più esaltante incorniciata insieme al primato di unico club del Trentino-Alto Adige a conquistare un posto all’interno della seconda gerarchia del calcio italiano. La stagione del club dell’Alto Adige, seppur in discesa per tutta la parte della stagione grazie ai propri meriti, ma combattuta nel finale e terminata in trionfo solo all’ultima giornata disputata al “Nereo Rocco” contro la Triestina, è stata del tutto trionfale, e appunto storica.

È servita una difesa di ferro, tra le migliori in Europa per performance, per avere la meglio su un Padova competitivo e centrare l’impressionante quota 90 punti.

La squadra allenata da Ivan Javorcic ha subito appena 9 gol, laureandosi come la meno battuta d’Europa. Un risultato che non è frutto di una stagione particolarmente fortunata e positiva, ma che è riflesso della pianificazione degna dei club più blasonati.

Il percorso della società alto-atesina coronato con la promozione parte, però, da molto lontano ed è fondato su due principi: programmazione e senso di appartenenza. Il club, fondato nel 1995 col nome Football Club Südtirol-Alto Adige e diventato FC Südtirol nel 2000 con lo spostamento della sede da Bressanone a Bolzano, ha lanciato nell’ultimo ventennio tanti allenatori di livello (Giovanni Stroppa e Paolo Zanetti sono solo gli esempi più lampanti) ed è stato un porto sicuro per tante tipologie di calciatori: da quelli in cerca di rilancio in stile Cittadella, ai giovani che avevano bisogno di crescere passando per calciatori maturi in cerca di un progetto stabile.

Lo status del club in Serie C è accresciuto di anno in anno (i biancorossi sfiorarono la Serie BKT già nel 2014, perdendo in finale playoff contro la Pro Vercelli), infatti i progressi sportivi sono stati accompagnati da una forte conservazione dell’identità originaria. la presenza di altoatesini tra i calciatori in rosa è stata una costante, mantenuta anche nell’ultima stagione. Oltre al capitano Hannes Fink, che si è ritirato dopo la promozione, altri 5 tesserati hanno solide radici locali: il terzino sinistro Simone Davi, l’esterno destro Fabian Tait, l’attaccante Manuel Fischnaller e due giovani prospetti come il portiere classe 2004 Daniel Theiner e il difensore centrale del 2003 Jonas Heinz, entrambi nativi di Merano.

L’anima sportiva del club è lo specchio di quella dirigenziale, fondata e sviluppatasi sui due stessi cardini.

L’assetto amministrativo della società ha infatti quasi nulla in comune con le logiche del calcio italiano, ma è assimilabile a una public company: il 90% delle quote è infatti suddiviso tra una trentina di soci, tra cui spiccano Hans Krapf (titolare della ditta Duka) e l’azienda Forst. La promozione poi ha avvicinato investitori provenienti dall’esterno della regione, attratti dalla progettualità e dalla grande attenzione ai bilanci.

Per la dirigenza è tuttavia elemento di grande importanza l’identità autoctona e il fatto che ben 32 soci siano sudtirolesi lo dimostra. Nella frastagliata realtà dell’Alto Adige spicca anche un esempio di vero e proprio azionariato popolare: l’1,03% delle quote societarie è detenuta dall’Associazione Sportiva Sudtirol, che permette a tutti gli appassionati di diventare soci per una quota di 50 euro annuali. Ben 800 tifosi hanno scelto di aderirvi e nel CDA del club è presente un membro di essi in qualità di rappresentante.

Le politiche economiche della proprietà prevedono un tetto massimo per gli stipendi che nel 2022 si ferma a 100.000 euro annui e soprattutto una seria scelta di puntare sulla crescita dei ragazzi. Lo statuto del Südtirol prevede infatti che il 30% del budget stanziato annualmente sia dedicato alla gestione giovanile.

Esistono tanti modi per fare calcio, ma alcuni spiccano per sostenibilità. In compagnia dello stupefacente Cittadella, il Südtirol si candida a diventare un polo di virtuosismo aziendale nel panorama sportivo italiano.

I riflettori che saranno puntati sulla squadra ora allenata da Lamberto Zauli non daranno soltanto lustro a un’intera area di paese che per troppo tempo è stata estranea alle dinamiche calcistiche, ma risalteranno quanto di trasparente, organizzato e meticoloso ci sia dietro i risultati ottenuti.

Perché il Südtirol non si limita ad essere un modello sano, ma si è rivelato un progetto profondamente vincente.

 

 

 

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