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21/04/2017

Carpani profeta in patria: B Marzio è ad Ascoli

Fa tappa nelle Marche la rubrica che racconta il lato 'umano' della Serie B ConTe.it.

Quelle di Gianluca Carpani e Davide Tempera sono due generazioni di tifo ascolano che si incontrano. In maniera assolutamente naturale seppure oggi solo Davide assiste alle partite del Picchio dagli spalti del Dal Duca, mentre Gianluca indossa la maglia bianconera e quei colori li difende dal campo, dal giocatore. Lui, cresciuto nel settore giovanile della squadra della città dove è nato, ha fatto un po’ di esperienza in prestito prima di tornare alla base. L’anno prossimo festeggerà le cinque stagioni nell’Ascoli, un traguardo che gli varrà anche il titolo di “bandiera”. Insomma, il sogno di ogni bambino tifoso della squadra della propria città: giocare nella squadra per la quale fa il tifo. Sogno di tutti, ma non di Davide Tempera, che a Gianluca confessa, “in realtà io ho sempre sognato di fare il presidente. Perché poi i giocatori alla fine cambiano squadra, cambiano colori e cambiano bandiera, mentre il presidente resta unico. A me sarebbe piaciuto essere presidente e basta dell’Ascoli”.

Dalla piazza del popolo di Ascoli la passeggiata di Gianluca Carpani e Davide Tempera inizia così. Poi Gianluca racconta di quando al Del Duca ci andava anche lui da tifoso. “Prima in curva e poi nei distinti con mio padre. Il secondo anno in serie A, quello successivo alla promozione con Gianpaolo, facevo il raccattapalle e ricordo perfettamente la partita che perdemmo 5-2 contro il Milan: ero dietro la porta. L’anno prima, quando invece finì 1-1, ero in curva. Pioveva da morire e tornai a casa completamente inzuppato”. Davide ride. “Era un vero e proprio diluvio, una partita indimenticabile, rischiammo anche di vincerla. Per loro segno Sheva”.

Ma la memoria del tifoso dell’Ascoli pesca nei ricordi ancora più lontani. “Questa non puoi ricordarla perché non eri ancora nato”, inizia così il racconto. “Stagione ’86-’87, penultima di campionato, Ascoli-Napoli: a loro serviva un punto per lo scudetto, a noi uno per la salvezza. La partita finì in parità e alla fine fu una grande festa. Dopo il 90’ noi ci ritrovammo in un bar per brindare, quando ad un tratto due pullman di tifosi del Napoli si fermarono lì davanti. Sulle prime, quando cominciarono a scendere, eravamo terrorizzati che sarebbe potuto esserci uno scontro, ma dopo neanche 30 secondi eravamo tutti insieme a fare festa. Una scema bellissima e indimenticabile. Due tifoserie che fino a 10’ prima erano rivali sugli spalti, si erano ritrovate a bere e cantare insieme”. Gianluca ascolta incuriosito, e la sua attenzione sale quando Davide incalza. “Ma lo sai che ricordo perfettamente il tuo esordio con l’Ascoli?”. Il ragazzo lo guarda e sorride. “Eh me lo ricordo bene anche io: gol, espulsione e sconfitta a Perugia”.

Ma è una volta seduti ad un bar che i due si raccontano il momento più difficile della loro storia di ascolani. “Gianluca, eri in ancora il ritiro il 24 agosto scorso?”, chiede Davide. “No, ero a casa e quella notte resterà indimenticabile. Dopo la scossa di terremoto, verso le 3 di notte, mi fiondai in strada con la mia ragazza. Mezz’ora a tremare in auto, e poi un’ora prima di riuscire ad avere notizie sull’epicentro e sui danni alle città vicine”. Perché Ascoli e la sua provincia sono state letteralmente martoriate dal terremoto dell’agosto del 2016. “Ma la gara di solidarietà che c’è stata dopo - racconta Davide - è stata incredibile. Nell’arco di poche ore ci è arrivato di tutto”, e Davide ha messo subito a disposizione i capannoni della sua azienda per stoccare il materiale arrivato e smistarlo nei vari centri di accoglienza. Perché senza bisogno di indossare la maglia bianconera del Picchio, anche Davide ha segnato così il gol più bello per difendere i colori della sua città.

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